domenica 2 novembre 2014

Eremi e monasteri di Patmos : Panaghia Koumana e... qualcosa di più

Eremo della Panaghia Koumana, a Patmos
Ingresso all'eremo della Panaghia Koumana

La scorsa primavera sono voluta salire a piedi all'eremo della Panaghia Koumana. Pochi turisti lo conoscono e certo non possiede la magnificenza del Monastero di San Giovanni Teologo, nè la suggestione della Grotta dell'Apocalisse.

Eppure nella sua semplicità,  è un luogo carico di pace.
Ci sono stata diverse volte in passato, ogni volta che cercavo un po' di serenità e di frescura e volevo sostare in silenzio sicura di non venire disturbata da torme di crocieristi in torpedone.


Patos, eremo della Panaghia Koumana
Panaghia Koumana

Si  trova su una collina dominante il mare poco lontano da Skala, seguendo una deviazione che sale a destra dalla strada che porta alla spiaggia di Meloi.
Superato il cancello e il viale lastricato di ingresso, subito si viene circondati dal verde, alberi e fiori, ma anche l'orto coltivato dalle monache. 

E' solo un annuncio del piccolo Eden che si apre oltre la seconda porta dell'edificio principale: un giardino con tanto di ruscello gorgogliante e sentieri, allietato dal canto degli uccelli nella grande voliera e dominato da una candida gatta-padrona.


Patmos, eremo della Panaghia Koumana
Il giardino interno, dove scorre la fonte

Pergolati fioriti abbracciano gli edifici del complesso e ombreggiano panchine  che invitano a una  quieta contemplazione.
Vien quasi da pensare che non sia necessario entrare in una delle chiesette per pregare.
  
Lo spirito francescano del luogo è infatti una  lode al Creato che si condivide semplicemente essendo presenti.
Però vale la pena di visitare le due cappelle: a me piace molto la più vecchia, quella di Tutti i Santi forse per l'atmosfera raccolta, in cui sembrano echeggiare ancora le preghiere dei visitatori del passato. 


Patmos: giardino interno all'eremo della Panaghia Koumana
Uno dei vialetti del giardino interno

Non ero mai salita al campanile, ma stavolta mi sono inerpicata sulla breve scalinata fino al punto più alto dell'Eremo. 
Il panorama dà la vertigine: non che la piazzola sia strapiombante, ma da lassù  terra, mare e cielo si fondono in una luce sia metaforica che reale. 

Lo sguardo spazia dalla rada del porto su fino alla Chora e davvero ci si sente in un luogo "pieno di grazia", come mi disse anni fa un pellegrino, incontrato sul traghetto che per la prima volta mi stava conducendo a Patmos. 


Patmos, eremo della Panaghia Koumana
Sotto il campanile
Terminata la mia visita solitaria, sono uscita vagando nei dintorni dell'eremo ed ho fatto un incontro inaspettato. 
Dimitri (mi pare si chiami così, ma forse la memoria si inganna) mi saluta e dopo aver scambiato qualche parola, mi fa cenno di entrare a casa sua.

Vuole mostrarmi il piccolo santuario che ha costruito in memoria del figlio Nektarios, da poco scomparso : una chiesetta, dedicata al santo che ne porta il nome e una fontana, su cui campeggia la foto sorridente di un giovane uomo che brinda alla vita.


Patmos chiesetta
La chiesetta privata di Dimitri

Sono commossa per l'onore, concesso ad una sconosciuta, di condividere una così grande emozione, tanto che non oso chiedere a Dimitri di fare delle fotografie.
Ma è lui a chiedermelo, fiero della sua opera e del suo amore di padre.
Quando lo saluto, sono così stordita che dimentico di chiedergli l'indirizzo per inviargli le foto: se qualcuno che mi legge lo conoscesse, gli faccia sapere che ne ho scritto e che lo ricordo.
Sono certa che ne sarebbe felice. 

 
La fontana di Nektarios






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